I mille (e più) problemi della frenesia da Bonus Edilizio 110%. Ma come siamo arrivati a tutto questo?
È noto che il patrimonio edilizio italiano è composto per più della metà da fabbricati realizzati prima degli anni ’70, epoca in cui era forte la richiesta di abitazioni a basso costo, spesso realizzate per soddisfare il mercato senza dare la giusta importanza alla qualità del costruito. Oggi, questi edifici risultano in gran parte inadeguati ad affrontare le cogenti tematiche ambientali, a confrontarsi con l’aumentato costo e il consumo dell’energia (mediamente appartengono a classi energetiche poco performanti) e spesso sono troppo fragili nel fronteggiare eventi naturali dannosi come terremoti e alluvioni.
A ciò si accompagnano le oggettive difficoltà economiche del periodo, che rendono basse le possibilità di investire da parte dei privati in migliorie tecniche per rendere più efficienti le proprie abitazioni.
Questa premessa serve a tratteggiare lo scenario che ha indotto l’introduzione dei bonus in edilizia, nati con la nobile missione di cambiare questa situazione, offrendo l’opportunità di svecchiare e rendere efficienti le nostre abitazioni attraverso interventi che diversamente sarebbero stati difficili anche solo da immaginare. Oggi, dopo qualche anno di sperimentazione di questi strumenti fiscali, possiamo parlare di un’esperienza che non è esattamente quella che era stata immaginata e auspicata. Accanto all’indubbia effervescenza, che è tornata in un settore ingessato, troviamo tanti aspetti discutibili e problematici.
Lasciando ad altri analisi e valutazioni sui fatti di cronaca che ci raccontano di frodi e maneggi vari, l’esperienza di questi anni di attività professionale all’interno della “frenesia da bonus” consente di illustrare e analizzare le tematiche negative riscontrate, con l’auspicio che una volta affrontate non si ripropongano in futuro.
Sono diverse le evidenze su cui porremo l’attenzione attraverso una serie di riflessioni argomentate: la prima, la più destabilizzante per la complessità delle problematiche che determina, è quella legata al frequente scostamento in alto dei costi tra le previsioni di appalto e il consuntivo finale dei lavori.
Mi spiego.
Semplificando ed esemplificando, possiamo immaginare l’appalto per opere edili di ristrutturazione come un grande contenitore di materiali e lavorazioni. I materiali e le lavorazioni che possono essere compatibili con le prescrizioni che permettono di accedere al bonus fiscale, vanno a collocarsi in un contenitore a parte, il cui costo sarà trasferito a carico dello Stato sotto forme diverse. Chiaramente, il contenitore/bonus dispone di una capienza limitata e sono altrettanto presenti massimali di riferimento per ogni singola lavorazione. Quello che risulta comunque necessario per realizzare l’opera ma esubera rispetto ai massimali permessi dalle normative in vigore, torna a carico del Committente secondo le normali regole di Appalto.
Questo meccanismo e l’equilibrio economico che determina vanno però in crisi se tra appalto e esecuzione dei lavori interviene un aumento importante del costo dei materiali o dei manufatti che va a saturare in anticipo le possibilità offerte dal bonus, riducendone le potenzialità e trasferendo parte dei costi nella contabilità tradizionale dei lavori, che risultano inevitabilmente più onerosi.
La prima conseguenza la vediamo tutti i giorni girando per le nostre città, dove incontriamo numerosi cantieri semi-deserti o ponteggi “silenziosi”, che segnalano la difficoltà a portare a termine le opere in attesa di una nuova definizione (spesso non facile) di nuovi accordi economici tra Committente ed Esecutore. Lo stallo che viene a crearsi va a incidere inevitabilmente sulla programmazione delle opere e sui loro tempi di consegna, causando frizioni tra Esecutore e Committente che possono sfociare anche in veri e propri contenziosi legali. Va detto che sono diversi i pareri legali che hanno confortato le Imprese nel considerare legittima la sospensione del cantiere a fronte del mutato scenario economico/gestionale degli appalti.
Purtroppo, l’elenco dei cantieri che hanno dovuto sopportare questa eventualità negativa appena illustrata è esteso. Questo ci segnala che qualcosa non ha funzionato e che il meccanismo ha qualche falla perché nonostante fosse facilmente prevedibile che il mercato stimolato dalla fortissima domanda poteva subire una crescita costante, quasi tutti gli operatori presenti in questa vicenda sono apparsi impreparati e senza una traiettoria preventiva per gestire la criticità.
Le ragioni sono diverse. Possiamo accennare alla frenesia di non perdere l’occasione da parte delle stazioni appaltanti (spesso male assistite dai loro stessi tecnici) che porta a sottovalutare i rischi, alla cronica assenza di una struttura tecnica e di un ufficio acquisti efficiente per gran parte delle Imprese che realizzano la maggior parte dei lavori con importi relativamente bassi o alla poca lungimiranza da parte del legislatore nella costruzione del dispositivo normativo e così via.
Al di là delle valutazioni sulle singole responsabilità, per le quali a seconda dell’osservatore e dell’esperienza vissuta possono cambiare i pareri, è evidente che un ripensamento del sistema bonus e delle modalità che devono essere applicate nell’utilizzo dello strumento fiscale sono inevitabili. L’esperienza di questo periodo deve fare da guida per evitare che buone intenzioni invece che produrre occasioni diano luogo a problemi che, come vedremo, su questo tema non sono finite qui.
Se hai avuto problemi con i lavori per il Bonus edilizio, scrivimi qui per fissare una telefonata per una prima consulenza gratuita.
Architetto Massimo Flaminio
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Blog
Date
20 luglio 2023
Author
Massimo Flaminio
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